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Michela Piazza ci parla di "Mary Read".

E' una delle autrici di punta della Butterfly Edizioni, la seconda casa editrice più giovane d'Italia.
Michela Piazza si sta facendo conoscere davvero alla grande con l'opera "Mary Read, di guerra e di mare", uscita nel settembre 2012 ma già in ristampa, da quel che si sente dire in giro.
Una storia d'altri tempi, di pirati, amori e passioni, vendette e segreti, bugie e rancori, avventura e mare. In particolare, come si dice in copertina, "la vita della leggendaria soldatessa e pirata settecentesca riportata alla luce con scrupolosa attenzione storica in un romanzo di rara delicatezza" detto da Gianfranco Manfredi.
Michela Piazza è un'esperta del settore editoriale, ama la scrittura ma non solo, è una professionista. E' stata bibliotecaria, traduttrice e correttrice di bozze, fa incetta di libri ed è laureata in storia.
Ma conosciamola meglio attraverso questa intervista.
Ciao Michela,
grazie per avermi concesso questa intervista che ci permetterà di conoscerti meglio. Comincio col chiederti, prima di tutto, quando è nata la tua passione per la letteratura.

RISPOSTA:
Ciao Tiziana, grazie a te per avermi ospitata!
La mia passione per la letteratura è nata con me. Ho sempre adorato le storie: prima quelle che mi raccontava mio padre, a volte inventandole lui stesso; poi, crescendo, quelle che ho conosciuto attraverso i libri.
Il mio desiderio di scrivere è nato proprio dall’amore per la lettura… A un certo punto ho iniziato a inventarmi le trame che io per prima avrei voluto leggere.

Tu sei laureata in storia, come mai la scelta di questa facoltà e cosa ti ha dato per la tua carriera tale titolo?
RISPOSTA:
Devo confessarti che io mi sono laureata in Storia perché trovo che questa materia sia stimolante per la mia narrativa: per me, studiare diversi periodi vuol dire avvicinarmi a nuovi modi di pensare, entrare in contatto con mondi differenti, immedesimarmi in una quotidianità “altra” e per questo interessante. Leggere (o scrivere) un romanzo storico significa aprire squarci su una vita diversissima dalla nostra… Eppure per molti versi identica: nel corso dei secoli la società è cambiata moltissimo, le persone davvero poco.
A livello di “carriera”, la laurea in Storia non mi ha offerto molti sbocchi: purtroppo, in Italia, la ricerca (in tutti gli ambiti) viene pagata pochissimo o addirittura nulla. Siccome io sentivo l’esigenza di formare una famiglia, ho deciso di dedicarmi a lavori che rimanessero nell’ambito culturale, ma che fossero retribuiti. A livello personale, invece, non rimpiango affatto di aver scelto questa facoltà: ho potuto approfondire i miei interessi sulla storia delle religioni e delle eresie, apprendere metodi di ricerca bibliografica e, naturalmente, formarmi una solida base di conoscenze che si sono rivelate utili per la mia scrittura e per la mia vita.  

Ora passiamo alle tue competenze in ambito editoriale. Raccontaci come sono nate e che tipo di esperienze puoi vantare?
RISPOSTA:
Quando avevo da poco concluso l’università, ho collaborato alla revisione e traduzione di un romanzo e di alcuni saggi. E’ stata un’esperienza molto formativa, perché mi ha insegnato che in un libro non è importante solo la parte “creativa”, ma che per mandare in stampa un buon prodotto è necessaria molta tecnica e bisogna prestare attenzione ai particolari.
Molto differente è stata la mia avventura in campo giornalistico: per un anno sono stata coautrice di un fumetto umoristico chiamato “FotoRonMao”, che era una rubrica fissa della rivista “Gatto Magazine” ed è uscito anche su altre testate nazionali come “Argos” e “Il mio gatto”. Il FotoRonMao è nato per gioco e ha sempre mantenuto un’aura gioiosa intorno a sé: per questo vi sono ancora molto affezionata. Io e Andrea Rizzi, l’altro autore, stiamo per esporre le tavole originali in una mostra. E’ la terza cui partecipa il nostro fumetto e siamo felici che continui a riscontrare interesse.

Ma parliamo del romanzo "Mary Read, di guerra e mare" che hai pubblicato  con Butterfly Edizioni. Da dove è nato e soprattutto come?
RISPOSTA:
Il libro è nato da un colpo di fulmine: all’università mi sono imbattuta in una brevissima biografia di Mary Read e ho subito pensato che la sua fosse una vita degna di essere raccontata.
Mi sono sforzata di creare una protagonista dal carattere atipico, in grado di giustificare certe scelte “limite”. Ne è uscito un personaggio introverso, caparbio e selvatico; una persona difficile, ma anche vera: leale, sensibile, capace di forti sentimenti.
La trama vede Mary, insofferente del destino che il Settecento riserva a una ragazza, travestirsi da uomo pur di potersi imbarcare e arruolare come soldato. In lei è prepotente il desiderio di vedere il mondo, ma il suo viaggio si dimostra ricco di ostacoli … E Mary si ritrova costretta a sfidare non solo i limiti della morale, ma anche quelli della legge.
Nel corso della storia, Mary cambia e cresce. Dimostra di essere una donna coraggiosa e determinata, ma anche di avere delle debolezze in cui è facile immedesimarsi... Impara che nessuno, per quanto sia scaltro e disilluso, è immune al dolore.
E che nessuna ragazza può sfuggire all'amore.

Chi è esattamente Mary Read? E' una donna esistita davvero?
RISPOSTA:
Sì, Mary è un personaggio storico reale, il che rende ancora più straordinarie le sue avventure.
Come ho detto, io trovo questa figura davvero intrigante: in gioventù è una donna soldato come Lady Oscar e diventa poi una delle più importanti piratesse di tutti i tempi.
Scrivendo della sua vita, ci si può cimentare con le grandi ambientazioni classiche dell’avventura (il mare, la guerra, i pirati), ma si possono toccare anche temi delicati come l’amore: le testimonianze del tempo ci tramandano una figura capace di fedeltà e passione, estremamente anticonvenzionale eppure legata ai veri valori della vita.

Quali riscontri sta avendo e che messaggio porta al pubblico?
RISPOSTA:
Sono molto soddisfatta del riscontro che sta avendo “Mary Read”: non soltanto perché siamo arrivati alla ristampa, ma per le mail che mi scrivono i lettori… E’ davvero la cosa che più mi riempie di gioia, sapere che il mio romanzo è riuscito a trasmettere qualcosa e ad arrivare al cuore delle persone.

Il messaggio del libro è che ognuno di noi ha bisogno, per essere felice, di capire chi è. Deve trovare la propria identità… Anche se questo significa andare controcorrente.

Per me Mary rappresenta un’eroina non tanto perché ha combattuto o compiuto atti di coraggio, quanto perché ha saputo crearsi la propria strada, ha saputo essere se stessa fino in fondo senza piegarsi o conformarsi. 

Chi ha realizzato la copertina e tutte le belle immagini che sono esposte in giro?
RISPOSTA:
La copertina è un acquerello di Andrea Rizzi. Insieme avevamo già realizzato il FotoRonMao e il nostro sodalizio continua con “Mary Read”. Andrea è stato molto scrupoloso, si è documentato sulle divise e sulle armi dell’epoca prima di realizzare i disegni… Ha rispettato appieno l’ambientazione e, ciò che più conta, il sentimento del romanzo.
Utilizzando le illustrazioni che ha creato per promuovere il libro, Andrea ha poi dato vita a un booktrailer a cartoni animati di cui sono molto soddisfatta: https://www.youtube.com/watch?v=c4AzCHvRyEU

Che tipo di scrittrice ti definiresti? E quale genere ami?
RISPOSTA:
Trovo difficile definirmi come scrittrice o legarmi a un genere particolare: leggo di tutto da sempre e i miei interessi spaziano in vari campi, il che forse spiega come abbia potuto pubblicare nel giro di un anno un romanzo storico, un racconto horror piuttosto crudo e un altro racconto romantico e divertente.
Nella mia scrittura cerco di dare sempre importanza ai personaggi: credo che, quando si parte da un protagonista interessante e credibile, sia possibile dar vita a una storia avvincente.

Infine, raccontaci un aneddoto che ha a che fare con la tua carriera artistica.
RISPOSTA:
Molti autori detestano la parte di promozione delle proprie opere; io, invece, trovo che le presentazioni del romanzo siano una tassello del lavoro dello scrittore… E, personalmente, le amo molto! Trovo interessante il confronto coi lettori, mi piace sentire le loro opinioni e sono felice di rispondere alle domande di chi si imbatte nel mio libro per la prima volta. Ogni presentazione che ho tenuto è legata a qualche aneddoto: c’è stata la volta in cui avevo un figurante vestito da soldato del ‘700, quella in cui la neve aveva invaso la città, quella in cui la bibliotecaria che mi ospitava aveva realizzato splendidi biscotti a tema piratesco… Insomma, ogni evento è diverso dal precedente!
In questo momento sto poi tenendo un ciclo di presentazioni in coppia con un’altra autrice Butterfly, la bravissima Pamela Boiocchi: insieme ci divertiamo molto! Qui c’è l’elenco di tutti i nostri appuntamenti:
https://www.facebook.com/events/153056114861165/

E lasciaci un estratto del tuo libro qui.
RISPOSTA.

"I francesi avevano incendiato i mulini, che ora iniziavano ad ardere con vigore. Un fumo spesso e acre invadeva la pianura, facendomi pizzicare gli occhi.
Mentre continuavo a camminare, evitando le pallottole, scansando i corpi rimasti a terra, lottando con gli acquitrini e la scarsa visibilità, mi chiesi d’un tratto per quale ragione fossi stata tanto ansiosa di prendere parte a quella guerra.
Una parte di me sapeva che aveva qualcosa a che fare con lo strano sentimento che mi pervadeva sul campo: un senso di eccitazione, di totalità, di potere. Aveva a che fare con la sfida, ma anche con un desiderio di sangue che aveva bisogno in qualche modo di essere placato. Nel combattimento, io mi sentivo viva.
Eppure, un’altra parte della mia coscienza era certa di non gradire il fatto di dover obbedire ad assurdi ordini di missioni suicide. Non ero come Ian, pronto ad immolarsi in nome di un bene più grande. Non me ne fregava granché dell’Inghilterra. Tutto sommato, non credevo di essere tagliata per prendere parte alle lotte dei grandi.
Se proprio dovevo morire massacrata, mi sarebbe piaciuto che almeno fosse perché stavo combattendo la mia battaglia, inseguendo il mio tornaconto.
Che almeno rimanessi uccisa perché avevo lottato per guadagnare a me stessa un po’ di libertà, felicità e fortuna…"
Grazie.
Grazie a te, Tiziana, e grazie anche a tutti quelli che hanno letto l’intervista!
Invitiamo tutti ad acquistare questo libro davvero interessante e ordinabile in tutte le librerie italiane oltre che presso tutti gli store on line.


Tiziana Iaccarino.

Commenta... (Interviste).

"A qualcuno piace dolce".

Ho scoperto quest'opera davvero  per caso, come ho detto anche nella mia breve recensione su Amazon, bazzicando alla ricerca di storie carine da leggere e devo dire che mi ha molto incuriosita, sia la copertina, colorata, appropriata, davvero "in" che il titolo.

Poi sono passata alla sinossi e non ho resistito dall'idea di acquistarlo, così l'ho letto tutto d'un fiato in un solo pomeriggio, cosa che mi capita rarissimamente.

L'autrice di quest'opera si chiama Laura Schiavini e per me è stata un'assoluta scoperta. Un successo il suo davvero meritato che testimonia le mie parole e la mia ammirazione.

"A qualcuno piace dolce", infatti, nella classifica Best Sellers di Amazon è al 23° posto (in data 10 maggio 2013), in Racconti e Letteratura e Narrativa addirittura al 1° posto e 4° tra i Romanzi rosa.

Io direi un successone, poiché è uscita solo a fine Marzo, ma può essere annoverato tra gli eBook più venduti di Aprile.

Per cui mi sono subito precipitata a contattare l'autrice per questa intervista e La ringrazio per la sua disponibilità.

Ciao Laura,
grazie infinite per aver accettato questa intervista, per me è davvero un piacere poter parlare di un'opera tanto divertente, carina e di successo come la tua.
Comincio col chiederti  quando hai cominciato a scrivere e soprattutto a ideare questa storia.


RISPOSTA:
Mille grazie a te per il commento lusinghiero sul mio libro!
Mi è venuta "l'ispirazione" qualche mese fa, credo fosse gennaio. Complice un inverno piuttosto inclemente, mi sono messa a scriverlo di getto, dopo aver fatto, per la prima volta, una scaletta, metodo che non uso quasi mai perchè finora non ne ero capace.

Da cosa nasce l'idea del titolo "A qualcuno piace dolce"?

RISPOSTA: 
Ultimamente c'è stato il boom dei romanzi che parlano di sesso sado maso, di donne sottomesse e chi più ne ha più ne metta. Insomma di un erotismo vissuto con sofferenza. Volevo gettare uno sguardo diverso, più ironico e, perché no, dissacrante. Perciò ho pensato al sesso "dolce" in risposta al sesso "hard". La dolcezza, specialmente da parte del maschio, può essere altrettanto eccitante. Mi sembrava simpatico rifare il verso a un film che è diventato un cult: A qualcuno piace caldo.

E, senza svelare troppo, anticipa la storia a chi ancora non la conosce. Qual è stato lo spunto per parlare di questa bizzarra e simpatica redattrice, Amy?

RISPOSTA:
Lo spunto è stata la trasmissione televisiva che avevo visto a NYC qualche anno fa  e che cito nella prefazione del libro. Era troppo esilarante e mi ero ripromessa di parlarne in un romanzo, prima o poi.
Amy è la classica storia dell'uovo e della gallina. Non so chi sia nato prima, vero è che la storia si sviluppa intorno a lei.

E' la tua prima opera letteraria?

RISPOSTA:
No, scrivo da vent'anni. Ho pubblicato:
Senso Unico –  romanzo - ripubblicato recentemente in una versione più attualizzata e disponibile sia in cartaceo (Miremi Editore) che in ebook per Chichili.
La fortuna è un talento –   romanzo - Robin Edizioni
All I want is U2 –  Monografia - Campanotto editore
Segreti e Bugie –  Romanzo - ebook in quattro puntate per Chichili
Ad ottobre del 2012 mi sono lanciata nel  self publishing con Narcissus pubblicando qualche  racconto e, visto il riscontro positivo, mi sono decisa a pubblicare anche A qualcuno piace dolce.
Collaboro inoltre con due riviste di narrativa femminile a diffusione nazionale scrivendo racconti e romanzi.

Ne hai altre in cantiere?

RISPOSTA:
Sì, un romanzo rosa dal titolo Precari, yoga e galline – Come trovare il principe azzurro con un contratto a tempo determinato.

In che genere la collocheresti, e che stile segui, che tipo di scrittrice ti senti?

RISPOSTA:
Sicuramente fra i romanzi rosa, ma del genere chick lit.  Mi piacciono le storie divertenti ma non è detto che divertente sia sinonimo di superificiale. Si possono affrontare temi seri con il sorriso sulle labbra, ne abbiamo così bisogno di questi tempi. Io ci provo, ma non è detto che ci riesca...

Infine, raccontaci quali sono state le considerazioni più simpatiche e divertenti che hai ricevuto a proposito della tua opera.

RISPOSTA:
Divertente storia di una povera "sfigata" che però si prende le sua rivincita. 

Grazie per la tua cortesia e segnaliamo a tutti che l'opera è disponibile su Amazon a questo link: http://www.amazon.it/A-qualcuno-piace-dolce-ebook/dp/B00C2FRWPC/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1368198605&sr=8-1&keywords=A+qualcuno+piace+dolce .

Grazie a te!



Tiziana Iaccarino.

Commenta... (Interviste).

Imprenditoria giovanile: il successo meritato di Argeta Brozi.


E' un giovane imprenditore del settore editoriale, ambito non semplice per chi sceglie la cultura in un Paese dove la crisi miete vittime ogni giorno. Vittime dell'ipocrisia politica, della recessione, di un'economia che non rende giustizia (e men che meno ai giovani) perché condanna chi ha sogni e aspettative per il domani a dimenticare quasi il proprio credo e le proprie speranze.

Sono dell'opinione che "crederci" fa la differenza, ci ho sempre pensato, perché se non ci si crede per primi ai propri sogni, non potranno crederci gli altri. E se si ha ragione, il tempo riuscirà a dimostrarlo.
Quando si è giovani però è tutto molto più difficile, sia per la mancanza concreta di opportunità, sia perché le vecchie generazioni non sempre lasciano il testimone, spesso costrette a lavorare da leggi che allungano loro l'età da pensionamento. Ma questo è un altro problema tutto italiano.

Argeta Brozi, però, è un giovane imprenditore di grande coraggio, perché è riuscita a farsi largo in un ambiente spietato e molto difficile, perché purtroppo la cultura, come molti altri settori, ha risentito di un'economia sempre più disastrosa in Italia.
Argeta è un esempio di coraggio e di speranza per i giovani, perché è riuscita a rimboccarsi le maniche e a farsi largo nel duro mondo dell'editoria, spesso fin troppo spietato con chi comincia dal nulla.

Laureata in psicologia, vive a Correggio in provincia di Reggio Emilia. Comincia come autrice dei romanzi "Al di là di te" e  “Tentazioni”, con la raccolta di racconti "Prendimi l'anima" e la raccolta di poesie “Quell'emozione dietro l'angolo del cuore”.

Poi nel 2011 fonda la Butterfly Edizioni, casa editrice attenta alle nuove leve, con strategie promozionali atte a risvegliare continuamente l'interesse dei lettori e soprattutto a riuscire ad avanzare nel difficile ambiente editoriale. E' un editore attivo e sempre aperto a iniziative brillanti e originali, sa farsi rispettare e segue i suoi autori con parsimonia. Insomma, è piacevole trovare persone come lei, perché infonde speranza.

E quanto dico è dimostrabile anche dai successi e dalle soddisfazioni, sempre enormi che continua ad ottenere. Proprio pochi giorni fa, infatti, ha vinto un premio anche molto prestigioso, ma ce ne parlerà lei direttamente in questa intervista.

Ciao Argeta,
grazie per aver accettato questa intervista. Sono molto contenta di averti conosciuta di persona e sai la stima che nutro nei tuoi confronti, è ammirevole il tuo cammino, ricco di soddisfazioni e assolutamente appassionante.
Raccontaci come nasce l'idea di imprenditorialità per te con la fondazione di una casa editrice che è la seconda più giovane d'Italia.


RISPOSTA:
Ciao Tiziana, grazie a te per questa intervista! Credo di aver scoperto l'animo imprenditoriale man mano che lavoravo. E uso la parola “animo” non a caso ;-) Per fare questo lavoro c'è bisogno infatti sia di testa che di anima, non riesco a escludere una delle due... Testa perché bisogna sempre far quadrare i conti per mandare avanti la casa editrice senza avere perdite e anima perché, quando si fa un lavoro che piace e si entra a contatto con le persone, queste non sono numeri, bisogna donarsi completamente, bisogna soddisfare i clienti (i lettori) ma anche chi ti dà da lavorare (gli autori). Insomma, è un po' come quando vai dal medico: hai bisogno di una persona di fiducia, e io questo voglio essere.
Il tutto è iniziato concretamente nel 2011, ma l'idea ha preso vita “realmente” almeno un anno prima, per realmente intendo che fantasticavo ad occhi aperti di avere una casa editrice :-) e mi ero messa a prendere appunti su come l'avrei “strutturata” e avevo creato anche qualche concorso letterario, così per gioco. Ad agosto/settembre dicevo a mia madre: “Se io avessi una casa editrice, potrei fare questo e quello...” e ho continuato così per mesi. Ad un certo punto lei mi hai detto: “Bene, allora provaci.” Del resto lavoravo gratis da diversi anni per altri editori e quindi lavorare gratis anche per una casa editrice mia non mi spaventava più di tanto!

Le tue attività promozionali per gli autori che hai pubblicato sono notevoli e molteplici, raccontacene almeno due. Come riesci a promuovere così bene le persone che pubblicano con te, catturando sempre l'interesse del pubblico verso i loro libri.

RISPOSTA:
Ti posso dire che mi viene tutto molto naturalmente, credo che ognuno usi le sue tecniche, che nel tempo si possono imparare tante cose, a capire cosa cercano i lettori e come vogliono sentirsi proporre i libri, però un po' ce lo devi avere anche dentro... io mi rendo conto che ho una mente flessibile, che in poco tempo posso inventarmi diverse frasi per promuovere un unico libro per un gruppo di lettori di diverso genere. Forse perché chi non ha troppi soldi da spendere in pubblicità, è abituato a usare le idee, la testa! E credo che sia fondamentale un'altra cosa: l'amore per i libri. Quando una persona li ama, lo percepisci. Pensiamo di andare in una libreria, scommetto che è capitato a tutti di entrare in una libreria e beccarsi il dipendente di turno svogliato di cercarti un libro o di darti suggerimenti: la voglia di fare acquisti, ci passa subito! Io invece adoro entrare in libreria e poter parlare con il libraio, farmi suggerire, ammaliare dalle sue parole, quando trovo un libraio di questo tipo quasi mi dispiace acquistare un libro solo e finisco sempre per acquistarne di più!
Io penso quindi che se tu ami realmente i libri riesci a far passare questa cosa anche agli altri e magari ad affascinare chi i libri non li legge (a me almeno è capitato diverse volte!).
La mia promozione è soprattutto online (del resto non mi avrebbero definita “fenomeno del web”!), nei vari gruppi, pagine, profili. Ogni libro cerco di promuoverlo con frasi diverse e con immagini (per la gente svogliata, un'immagine può catturare subito). E poi cerco di partecipare agli eventi, presentazioni, fiere, interviste radiofoniche e televisive, tutte quelle che posso... e di parlare della casa editrice a tutti quelli che conosco! Nella domanda degli aneddoti ti racconterò qualcosa di simpatico che mi è successo tempo fa :-)

Da poco hai vinto un premio molto ambito e importante, proprio in qualità di giovane editore di prestigio e qualità, ce ne parli? Per cosa ti hanno premiato e dove?

RISPOSTA:
Qualche mese dopo aver aperto la casa editrice, ero stata ospite in una sfilata di moda dove avevo fatto parte della giuria. In quell'occasione avevo conosciuto una talent scout, Terry Flower, da sempre appassionata di editoria, oltre che di musica (talent scout per Sanremo) e moda. Alla sua domanda: “Che cosa fai nella vita?”, avevo iniziato a parlare della Butterfly Edizioni e abbiamo continuato a confrontarci per ore. L'avevo colpita molto, infatti da quel giorno lei mi ha sempre seguita sul web, ha visto passo dopo passo la Butterfly Edizioni che cresceva ed era affascinata dalle idee sempre originali che trovavo per la promozione. Siccome anche lei precedentemente si occupava di editoria, conosce questo ambiente e sa che difficoltà ci sono dietro e quindi è rimasta sorpresa dall'energia con cui portavo avanti la casa editrice in piena crisi economica. Per questo motivo ha deciso di premiare i miei sforzi e la mia passione, per dare fiducia ai giovani (con cui lei collabora spesso), per dare un messaggio alle persone: “Se hai un sogno, coltivalo, curalo, portalo avanti.”
Ho ricevuto quindi il premio “Gemme dello spettacolo” per essermi distinta come casa editrice emergente. Oltre me, hanno ricevuto il premio altre persone dello spettacolo, che si sono distinte nei loro rispettivi settori. Devo quindi ringraziare Terry Flower che ha creduto in questo progetto fin dall'inizio, spronandomi ad andare avanti a testa alta e incoraggiandomi, e a Luca Pederzoli, autore e conduttore TV, sempre attento ai nuovi talenti.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?


RISPOSTA:
Leggere! Ahahahah Troppo scontata, vero? :-) È che tutte le volte che mi arriva un manoscritto non vedo l'ora di leggerlo e scoprire se troverò un nuovo talento da pubblicare con la Butterfly! È bello poter sognare, emozionarsi attraverso le parole di autori che credono nel tuo progetto e ti donano la cosa più preziosa che hanno: le loro emozioni, i loro sentimenti. Un'altra cosa che mi piace molto è quando poi incontro gli autori che pubblico e li conosco di persona: è come parlare con dei vecchi amici, con cui hai voglia di fermarti ancora un po', ancora un po' di più... Mi piace stare in loro compagnia, ridere, scherzare, parlare di libri e di vita. Sono la mia famiglia.

In che modo pensi che un autore possa catturare il tuo interesse, quando ti invia un manoscritto inedito?

RISPOSTA:
Se parli del prima, ovvero, prima di arrivare a leggere il manoscritto, di certo una e-mail in cui almeno l'autore saluta e si presenta. Ci sono tanti autori che mandano una e-mail completamente vuota, con solo l'allegato del proprio manoscritto, un po' triste. Se parli del manoscritto invece vorrei che fosse “curato” nella presentazione, ovvero non con font strani o con immagini in allegato (visto che nel sito è specificato di non metterle!). Di certo mi colpisce sempre quando un autore è in grado di mandarti un manoscritto con pochissimi errori, perché significa che ci ha lavorato sopra, che non ha mandato pensando “tanto ci pensa l'editore”, ma ha usato anche questo metodo per fare breccia nel nostro cuore, ci ha messo il suo tempo, come noi ci mettiamo il nostro tempo per leggerlo e valutarlo. Non apprezzo invece gli autori che ti minacciano con il suicidio se non li pubblichi o che ti rispondono con cattiveria gratuita. A mio parere, il compito di un vero editore è quello di valutare, quindi un autore dovrebbe essere in grado di accettare dei no nella sua vita e di non credersi migliore di altri, visto che si pubblicano più di 300 libri ogni giorno, è molto probabile che di bravi come lui o più di lui ce ne siano altri. Bisogna essere umili, andare avanti, ma anche cercare di migliorarsi quando si può, anziché non accettare le valutazioni.

E infine, racconta al pubblico, un aneddoto e un consiglio. Un aneddoto riguardante la tua carriera imprenditoriale, che è un messaggio molto importante, secondo me, e un consiglio a chi vorrebbe diventare imprenditore, pur avendo pochi mezzi, seppur tanta speranza di riuscire.

RISPOSTA:
Un aneddoto (ne avrei tanti!): una volta, mi fermarono i carabinieri perché avevo la luce davanti un po' opaca, era l'una passata di notte e io ritornavo da un evento. Mentre mi stavano controllando i documenti, per fare la spiritosa dissi al carabiniere più vicino: “E poi dicono che non vi piace leggere!” Lui sorrise, mi ridiede i documenti e mi disse: “Avete una brutta opinione di noi, ma a me piace leggere sul serio e non solo i documenti.”
Al che ne approfittai subito per dirgli: “Ah, è meglio che non mi dica così... non a me!” Lui si incuriosì e mi chiese perché. Così iniziai a parlargli della Butterfly Edizioni e lui mi chiese addirittura qualche consiglio su quale titolo poteva leggere!
Un consiglio: dipende sempre dal lavoro che si vuol fare, io ho avuto la fortuna di lavorare in casa e in questo senso di non avere spese, sono partita da un budget irrisorio, ma avevo le idee ben chiare, altrimenti non ci avrei neppure provato. Prima di aprire un'azienda bisogna avere le dovute informazioni su tutto: spese commercialista, iva, costi vari ecc. Dopo bisogna avere in mente un progetto ben chiaro e conoscere un po' il settore per cui si decide di aprire l'impresa (io ad esempio mi occupo seriamente di editoria dal 2007, ma conoscevo un po' l'ambiente dall'età di 17 anni, quindi non ero propriamente “nuova”). E poi non farsi scoraggiare dalle difficoltà, circondarsi di persone di fiducia (che non è così facile!) che ci possano aiutare, e cercare di apportare dei cambiamenti a quello che c'è già in giro, bisogna distinguersi dalla massa, altrimenti perché gli altri ci dovrebbero scegliere tra migliaia di aziende come la nostra? :-)


Ricordiamo a tutti il sito ufficiale della Butterfly Edizioni: http://www.butterfly-edizioni.com/ .



Tiziana Iaccarino.

Commenta... (Interviste).

Niente da nascondere.

E' il titolo della sua prima opera letteraria, e presto è in arrivo anche il seguito, “Quello che resta”.
Francesco Casali stupisce con questo titolo, secondo me. Perché non è da tutti trovare un titolo che resti impresso.
 
Di Milano, lavora come educatore professionale per soggetti a rischio emarginazione e con problematiche psichiatriche e di tossicodipendenza.
E in effetti in quest'opera tratta una tematica molto delicata che merita rispetto e considerazione. A metà tra un saggio psicologico e un romanzo, il libro parla di psichiatria e follia, salute mentale e pedagogia, musica e sport, attraverso un tema costante che è quello del dolore mentale.
A raccontarci questa esperienza è direttamente il suo autore in questa intervista.

Ciao Francesco,
ti ringrazio per aver accettato questa intervista e vorrei chiederti in primis quando è nata quest'opera e cosa hai raccontato in essa, nello specifico.


RISPOSTA:
Grazie Tiziana per la tua disponibilità. Ho iniziato a scrivere l’estate scorsa quando ero, e lo sono tuttora, in un momento della mia vita in cui sentivo forte il bisogno di tirare fuori tutto, senza appunto “niente da nascondere”. Il titolo è la prima cosa che mi è venuta in mente e rappresenta l’essenza dell’intero lavoro. Non vorrei svelare troppo riguardo al significato della copertina (l’adulto con la bambina in riva al mare) poiché nella lettura poi si capisce a fondo il senso. Posso solo dire che ho fortemente voluto quella foto e di questo ringrazio Veronica Gabriele, la fotografa, per averla scattata. Ho voluto accostare alla mia professione anche la scrittura per dar voce a quelle storie “invisibili” che vedo ogni giorno al lavoro. Attraverso queste storie parlo inevitabilmente anche di me, nel tentativo di affrontare e cercare soluzioni alle difficoltà quotidiane della vita. Ad essere sincero non ho mai avuto un gran rapporto con la scrittura soprattutto ai tempi della scuola. Era una cosa che trovavo pesante. Poi a furia di scrivere relazione su pazienti o progetti ho scoperto una certa familiarità finché l’anno scorso ho iniziato a buttare giù un po’ di pensieri. Inizialmente l’ho fatto per me, come valvola di sfogo, una sorta di scrittura terapeutica.  Poi - spinto anche da chi mi è accanto - ho voluto parlare un po’ del “mio mondo” senza particolari pretese, se non quella di fornire spunti di riflessione a chi si avventurasse nella lettura. Penso non riuscirei mai a scrivere cose inventate o temi che non senta profondamente, così come difficilmente riuscirei a parlare solo di altri senza “rispecchiarmi” in parte esplicitamente tra le righe. E’ innegabile infatti che nelle varie storie che racconto ci sia sicuramente anche qualcosa di me. D’altronde se le ho scelte è anche perché mi hanno fatto risuonare qualcosa di particolare e questo, più o meno velatamente, traspare nel testo. Non credo ci sia un personaggio in particolare che mi rappresenti meglio di altri, ognuno ha sicuramente degli aspetti che mi hanno emozionato al punto da decidere di parlarne. Forse l’ultimo, Giovanni, incarna meglio la mia concezione della vita. E dell’amore. Sicuramente è un lavoro molto autobiografico, o forse meglio dire “personale”, in quanto svelo molte delle mie debolezze a partire da avvenimenti o persone esterne. “Niente da nascondere” è stato definito un libro “onesto” e “commuovente” in cui si “dicono le cose per come stanno” e si parla “anche di quello che non si vorrebbe/dovrebbe”. E’ un libro molto personale in cui però tutti quelli che l’hanno letto si sono poi ritrovati, se non in tutto almeno in molti temi, dal dolore mentale, alla sofferenza, fino ai tradimenti e la morte. Qualcuno si è sentito troppo toccato dentro e non è riuscito a finirlo, altri l’hanno apprezzato moltissimo, qualcuno ha pianto, altri si sono decisamente arrabbiati. Altri ancora non sono riusciti a dire niente.

Lavori come educatore per soggetti a rischio, ci parli della tua "missione"? Perché io la reputerei più una missione che un lavoro vero e proprio ed è davvero ammirevole.

RISPOSTA:
Sicuramente chi sceglie una professione delicata come può essere lo psicologo, l’educatore o il medico, ma anche l’insegnante o il sacerdote, è più attratto dal dolore e dall’intimità della relazione. Le professioni che si basano sulla relazione se da un lato sono affascinanti, dall’altro richiedono una buona capacità di autoanalisi per non lasciarsi invadere da quello che l’altro porta all’interno della relazione. La vicinanza con persone in difficoltà mette sicuramente alla prova la salute mentale di chi lavora in un campo così delicato, ma forse anch’essa è una delle tante sfide di queste particolari professioni. Non scomoderei però il termine “missione”. Credo infatti che non sia tanto il tipo di lavoro a decretarne la qualità, ma il modo e la passione con cui lo pratica. Conosco molti educatori “missionari” e operatori del sociale in generale che lavorano guardando l’orologio, o che gettano – consciamente e non – le proprie frustrazioni personali su chi dovrebbero invece aiutare. Sinceramente credo che il mio lavoro sia nobile quanto quello di un imbianchino o di un capotreno, dipende – come detto - sempre dall’impegno e dall’umiltà individuale. Certo, se uno non riconosce anche una parte fragile dentro di sé ed è convinto di essere il “sommo guaritore”, allora il rischio di far male il proprio lavoro è veramente alto.

Nella prefazione del Prof. Gustavo Pietropolli Charmet, si legge questo:
Questo libro non nasconde nulla. Fin dalle prime righe il lettore capisce che non ha scampo, si parla proprio di quello: del dolore mentale.
Ce la puoi commentare?


RISPOSTA:
Quando si parla di emozioni reali come “amore” e “dolore” cerco di essere il più concreto possibile in quando sono “esperienze” che investono ognuno di noi inevitabilmente nel corso della vita. Sono forse gli unici aspetti dell’esistenza rimasti ancora autentici. Credo che amore e dolore siano veramente legati tra loro e per apprenderli appieno bisogna dar loro valore e soprattutto non negarli. Tendenzialmente si parla più del dolore fisico, perché più universale e facile da affrontare: ho cercato invece di porre l’attenzione più sul dolore mentale, su quanto sia soggettivo e sulla tendenza a fuggire da esso per paura. La mente non si ferma mai e il dolore, se non correttamente affrontato, rischia di essere solo accantonato e di tornare ciclicamente alla ribalta. E’ utopia pensare di poter eliminare “il dolore interiore”. Si può soltanto imparare a gestirlo. Ci tengo a sottolineare l’importanza della splendida prefazione del Prof. Charmet che ho conosciuto molti anni fa e con cui ho portato avanti un rapporto sia privato e sia professionale. Posso senz’altro dire che mi ha aiutato a crescere. E’ una persona di grande spessore intellettuale e ho voluto fortemente la sua “presenza” in questo libro perché se l’ho scritto, è anche merito suo. Credo che la sua prefazione mi descriva perfettamente poiché mi conosce veramente nel profondo ed è tuttora, per me, un’immensa soddisfazione.


Infine, ti chiedo del seguito che si intitola "Quello che resta" e conclude il percorso sul tema del dolore mentale iniziato in "Niente da nascondere", come sarà e quando uscirà?

RISPOSTA:
“Quello che resta” uscirà a maggio 2013, sempre edito da KoiPress. Il nuovo libro, a metà tra un romanzo e un saggio, conclude come detto il percorso sul tema del dolore mentale iniziato in "Niente da nascondere". La perdita dei figli, la sofferenza mentale mascherata da quella fisica, il suicidio come fuga dalla sofferenza, l'intorpidimento delle relazioni umane, la possessione demoniaca si legano e si scontrano con l'amore, che cerca sempre di dare una speranza a chi si sente solo e si vergogna del proprio dolore. Il libro si basa su una riflessione molto personale che parte dal dubbio di capire se oggi l'Amore conti ancora qualcosa in una società virtuale basata sull'apparire, sulla sicurezza economica e sulla finta fedeltà. O se la vita non sia meglio recitarla. Recitare e non vivere, tra sciocche convenzioni sociali e un'immagine da difendere a tutti i costi. I sogni, le speranze e le paure che vengono raccontate lasciano spazio al silenzio e alla nostalgia, rappresentati solo da qualche conchiglia e dei tronchi di legno, sul bagnasciuga dove prima c'erano le impronte di un adulto e del suo bambino (grazie a Marianna Licari per la copertina).


Per info:
https://www.facebook.com/NienteDaNascondere
https://www.facebook.com/QuelloCheResta2013
https://www.koipress.it
Contatto mail: frcasali@vodafone.it


Grazie.

Tiziana Iaccarino.

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Emanuele Velluti, grafico pubblicitario.

Emanuele Velluti è un giovane grafico pubblicitario romano che si è diplomato all'ex scuola di grafica pubblicitaria Federico Cesi.
Ha sempre amato l'arte e soprattutto la scrittura mettendosi ben presto alla prova anche come autore.
Ha realizzato il  libro "Le Ombre delle Dea", una triologia fantasy, attualmente in produzione, di cui è già disponibile il primo volume: "Sovrastare il Destino" a € 0,99 in tutti gli store online.
Ora ha iniziato una collaborazione col sito "Solo sul web" (www.solosulweb.com) che realizza servizi e promozioni web per liberi professionisti e artisti. Parliamone direttamente con lui.
Ciao Emanuele,
benvenuto a "Il Profumo della Creatività", un blog che si occupa di creatività e arte e soprattutto ama scoprire i talenti proprio come te.
Ma partiamo dall'inizio. Quando hai scoperto la tua passione per l'arte figurativa?


RISPOSTA:
Grazie per avermi ospitato qui. La prima forma d’arte su cui mi sono affacciato da bambino è stata quella del disegno. Ho iniziato a realizzare fumetti per passione durante i tempi di scuola, soprattutto alle superiori. Da li crescendo sono passato a lavorare al computer, ma sempre imparando da autodidatta, perché all’istituto dove ho fatto grafica diciamo che erano rimasti un po’ indietro per quanto riguarda la tecnologia.

Hai studiato come grafico pubblicitario perché, immagino, questa fosse la tua prima aspirazione, no?
RISPOSTA:
In realtà no. Ho scelto questa scuola perché la mia passione erano i fumetti, sono poi passato alla grafica per lavoro, ma ora la mia passione è la scrittura. Ma qualunque sia il ramo dell’arte in questione la mia passione è riuscire ad esprimermi artisticamente.

Che tipo di progetto pubblicitario ti piacerebbe curare e realizzare e per quale azienda?
RISPOSTA:
Non saprei. Non ci ho mai pensato. Sarebbe sicuramente qualcosa di artistico o che mi appassioni, altrimenti non riuscirei a realizzare nulla. Difficilmente farei un buon lavoro se mi dicono: “Fammi la grafica di un'azienda che fa spazzolini.” Non ci riuscirei. Deve prima di tutto essere qualcosa che mi prenda a livello di emozioni.

Raccontaci ora come hai iniziato invece a scrivere e quando è nata la trilogia "Le ombre della Dea" di cui è già uscito il primo capitolo (su Amazon a soli € 0,99 centesimi, clicca qui!).
RISPOSTA:
Quello che ho sempre amato fare è perdermi nei mondi che creavo con la fantasia. Lo facevo da bambino quando passavo il tempo tra i giocattoli, poi crescendo l'ho fatto con i disegni mentre inventavo fumetti ed ora invece mi dedico alla scrittura da un po’ di anni. La storia che sto scrivendo è nata così, in un giorno come un altro, mentre ero perso a fantasticare. Mi sono affacciato alla finestra dove, affianco a pochi centimetri, c’è quella di mio fratello Stefano Pescosolido. Abbiamo cominciato a parlare, ad immaginare questo nuovo mondo, la trama, i personaggi e tutto pian piano ha preso vita.

Ma svelaci qualche segreto di questa storia...
RISPOSTA:
Amo il fantasy anche se non sono un lettore di questo genere. Non ci sono razze o maghi a far parte di questo mondo medievale che ho creato. I protagonisti sono uomini, che con i loro pregi e difetti si troveranno invischiati in una storia che cambierà per sempre la realtà che vivono. Non amo le storie dove tutto già esiste e grandi eventi che hanno determinato il mondo sono già accaduti nel lontano passato. Qui tutto avrà inizio ora. Il lettore vivrà il cambiamento insieme ai protagonisti e insieme a me. In questo primo libro seguiremo la fuga di un giovane ragazzo dai capelli bianchi che ha perso la memoria, e dei compagni che si uniranno nel suo cammino, cercando di proteggerlo da un oscuro passato che lo sta cercando.

Quando uscirà il secondo capitolo?
RISPOSTA:
E’ attualmente in fase di scrittura, ma sto tenendo un bel ritmo. E’ tutto già vivo nella mia mente, probabilmente per la fine dell’anno sarà pronto per essere pubblicato. Ho in serbo grandi cose. Non potete non farvi prendere dalla sua storia e dai personaggi, ne sono sicuro.

Infine, raccontaci della tua collaborazione col sito "Solo sul Web", di che natura è, di cosa ti occuperai?
RISPOSTA:
Avevo iniziato così, per caso, a realizzare copertine su richiesta per autori emergenti e sono stato contattato da Tiziana Iaccarino che è rimasta affascinata dai miei lavori. La collaborazione è nata immediatamente. Quando si incontra gente che, con passione, umiltà e dedizione, insegue il proprio sogno è impossibile non avvicinarsi e aiutarsi a vicenda.

Grazie infinite e, se vuoi, segnaliamo una tua pagina ufficiale...
RISPOSTA:
Potete seguirmi sulla mia pagina facebook: www.facebook.com/leombredelladea
o sul mio sito dove potete trovare tutte le recensioni sul libro e leggere i primi quattro capitoli free: http://emanuelevelluti.com/ .


Tiziana Iaccarino.

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Maria Paola Graziani ci presenta il primo romanzo.

Ho conosciuto Maria Paola Graziani a Firenze dove avevo organizzato la presentazione letteraria di due valide autrici, Filomena Baratto e Anna Maria Dall'Olio.

Un evento piacevole durante il quale avevo colto il suo interesse per la letteratura e nel corso del quale mi aveva già annunciato che aspettava la realizzazione di un sogno: la pubblicazione di una sua opera letteraria.
Da quel giorno è passato un bel po' di tempo, ma nulla mi ha fatto più piacere che scoprire l'uscita della sua prima opera letteraria proprio in questi giorni.

Il titolo è "Un giorno ci sarà il sole" ed è pubblicato da Montedit. Un'opera che si preannuncia dal sapore dolce ma anche un po' amaro.

E' ambientata nell'Italia centrale che va dal '30 al '60 e attraversa, con le vicende della famiglia raccontata dall'autrice, anche quelle del mondo che, nel frattempo, conosce la guerra, la miseria, la ripresa, addirittura il boom economico.

Il tutto è condito da sentimenti contrastanti e spesso opposti, ma con un velo di nostalgia e sofferenza, oltre che con la voglia di reagire e soprattutto, come si legge sulla Pagina Ufficiale dedicata al romanzo su di un noto social network, con la voglia di fermare i ricordi.

Ma parliamone direttamente con la sua autrice. 

Ciao Maria Paola,
grazie per aver accettato questa intervista e benvenuta a "Il Profumo della Creatività". Sono molto contenta di ritrovarti autrice di un libro che sembra avere premesse molto interessanti, ma entriamo nello specifico. Come nasce questa storia?
RISPOSTA:
Questa storia nasce da un desiderio che provavo quando il babbo mi raccontava episodi della sua vita e di quella di sua madre. Passavamo così pomeriggi interi: lui che raccontava come un fiume in piena le varie vicende del suo passato ed io che ascoltavo affascinata quelle storie che mi sembravano favole e non fatti realmente accaduti a mio padre. Spesso, in qualche pausa della narrazione, esprimevo il mio trasporto ed il mio interesse per quei racconti esclamando: “Babbo, bisognerebbe scrivere un romanzo sulla tua vita!”. Questo intento è rimasto per tanti anni soltanto una frase in sospeso. Poi, dopo undici anni dalla morte di mio padre, ho provato di nuovo forte il desiderio e la voglia di realizzare quel progetto a cui pensavo da tanto. Oltre che ripercorrere tanti ricordi è stato anche un modo per ridare la vita, attraverso le pagine di un libro, al babbo e ai miei cari che non ci sono più: alcuni di loro, come i nonni paterni, non li ho neppure conosciuti, ma li ho sempre sentiti importanti nella mia esistenza, fanno parte delle mie radici. E così che è scaturito questo romanzo.

Perché il titolo "Un giorno ci sarà il sole", a cosa è attribuibile?
RISPOSTA:
Il titolo “Un giorno ci sarà il sole” è la prima cosa a cui ho pensato, ancor prima di iniziare a scrivere il romanzo. Questa è una frase che ricorre spesso durante la narrazione perché era un modo di dire consolatorio e di buon auspicio della mia bisnonna paterna, una dei protagonisti, nei momenti di difficoltà e che mio babbo stesso, a sua volta, ripeteva spesso a me quando mi vedeva un po’ scoraggiata e preoccupata per vari motivi. Una frase che è rimasta impressa nel mio cuore.

Chi sono i protagonisti e in quale ambiente vivono, cosa hanno da raccontare al pubblico?
RISPOSTA:
I protagonisti della storia sono persone che vivono esclusivamente del loro lavoro e dei loro sacrifici. Le difficoltà della vita quotidiana sono accentuate dal fatto di abitare in un piccolo paese della provincia di Firenze, dove i problemi economici sono maggiori che nei grandi centri, a causa delle più scarse possibilità di lavoro. L’economia della zona si basa infatti esclusivamente sull’agricoltura. Poi ci sono le ristrettezze dovute al contesto storico; prima causate dal regime fascista che chiese alla popolazione ulteriori sacrifici per foraggiare l’esercito che doveva conquistare l’Abissinia e costituire l’Impero Italiano nell’Africa Orientale; poi il secondo conflitto mondiale con il suo fardello di estrema sofferenza e devastazione seguito da un lungo e duro periodo di ripresa e ricostruzione. Solo dopo molti anni le famiglie ritrovarono un po’ di tranquillità e benessere.  Malgrado le difficoltà, quello che mi ha sempre colpito nei racconti della vita di allora, e che ho cercato di far trasparire tra le righe del romanzo, è una immensa ricchezza di sentimenti nei rapporti fra le persone e una maggior importanza data a certi valori umani. Tutto questo agevolato dal fatto che la vita, in una piccola comunità paesana, era condivisa da tutti gli abitanti del posto, nel bene e nel male. Inoltre, tramite i miei personaggi, ho voluto evidenziare che, nonostante le avversità, nel loro animo c’è sempre una voglia inesauribile di farcela e andare avanti, cercando di creare sempre i presupposti per una vita migliore: una forza che scaturisce dalle cose più piccole e semplici della vita quotidiana.

In che genere collocheresti questo romanzo?
RISPOSTA:
E’ un romanzo sentimentale e memoriale della vita di una famiglia. Ma nello stesso tempo ritengo che abbia  anche una connotazione di romanzo storico per i vari e grandi eventi che coinvolsero l’Italia dagli anni ’30 agli anni ’60, l’arco di tempo in cui si svolge la narrazione, e che incisero profondamente sulla vita e sui destini dei protagonisti.

Ho letto che è "un romanzo familiare di sentimenti". A cosa ti riferivi, è autobiografico?
RISPOSTA:
Proprio perché mi sono basata sui racconti del babbo per sviluppare la storia del romanzo, la linea conduttrice rispecchia la realtà e si può dire che sia autobiografica. Però non potendo descrivere esattamente i fatti perché purtroppo mio padre non c’è più a darmi maggiori informazioni e precisazioni, ho messo anche tanta della mia fantasia. Per questo motivo i nomi dei personaggi sono inventati e non quelli reali. Solo al babbo ho dovuto dare il nome vero perché è legato ad un preciso avvenimento storico che non potevo omettere.

Infine ti chiedo, a chi dedichi la realizzazione di questo sogno e con quali premesse lo presenti al pubblico.
RISPOSTA:
La realizzazione di questo grande sogno la dedico principalmente alla memoria di mio padre Vittorio; oltre a farmi partecipe della sua vita passata, mi ha lasciato, con il suo esempio di vita, un grande insegnamento e principio, che vuol essere anche il succo di tutto il romanzo: è dalle cose piccole e semplici della vita quotidiana che si trae la forza per andare avanti e si può cogliere la vera essenza della felicità. 


Grazie infinite e indichiamo la Pagina Ufficiale del libro, affinché in tanti possano cominciare a conoscerti e a seguirti: https://www.facebook.com/pages/Un-giorno-ci-sar%C3%A0-il-sole/405701459487496 .



Tiziana Iaccarino.

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Anche in Italia presto la nuova opera di Sophie Kinsella!

Il titolo è "Wedding Night" ovvero "Nozze di notte" con sottotitolo "What could possibly go wrong..." che significa "Che cosa potrebbe andare storto...". Ed è la nuova opera della scrittrice inglese dal successo davvero mondiale Sophie Kinsella.

Un'uscita che si dice già attesissima con una prevendita incredibile che conferma il successo della sua carriera e l'affetto dei suoi numerosissimi fans in giro per il mondo.
In Italia l'opera uscirà ad Agosto per Mondadori, a quanto mostrato dallo staff dell'autrice sul suo profilo pubblico in un noto social network e sul suo sito ufficiale, tra le altre date di uscita nei vari Paesi:

USA, Canada, Europa & Asia - 23 Aprile 2013
Regno Unito - 25 Aprile 2013
Australia & India - 1° Maggio 2013
Nuova Zelanda - 3 Maggio 2013
Olanda - Giugno 2013
Italia - 27 Augusto 2013
Norvegia - Augusto 2013
Brasile - Ottobre 2013.

Una soddisfazione enorme per la scrittrice inglese sempre molto seguita dai suoi numerosissimi fans.
Per ulteriori info e per chi vuole tenersi aggiornato, può seguire la scrittrice sul suo sito ufficiale: http://www.sophiekinsella.co.uk/ .

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